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Donazioni di sangue tra crisi e influenza: inizio anno difficile

Il 6% della popolazione tra i 18 e i 65 anni dona il sangue. "Secondo il Censis, nel 2030 le persone che potrebbero avere bisogno di trasfusioni saranno un milione e mezzo in più", mette in chiaro Massimiliano Bonifacio, presidente di Fidas Verona e medico ematologo, "mentre sarà in calo, causa l'invecchiamento progressivo della popolazione, il numero di quanti saranno nelle condizioni di donare". Autosufficienza veronese? "Non totale; infatti abbiamo un apporto dalla provincia di Treviso poiché non ha il nostro volume di richieste determinato dalla presenza di centri medico-chirurgici d'eccellenza".
A complicare la situazione è anche l'attuale picco dell'epidemia influenzale che mette fuori combattimento parecchi donatori. Per questo motivo, l'Istituto Superiore di Sanità sta pensando alla possibilità di aprire all'ipotesi di estendere gratuitamente la copertura vaccinale a chi dona il proprio sangue.
Per evitare in un immediato futuro che la situazione si complichi è necessario che chi gode di buona salute doni con costanza il sangue e che si reclutino continuamente nuovi donatori.
"La legge prevede il diritto all'assenza dal lavoro per il dipendente nel giorno del prelievo", continua Bonifacio, "ma in realtà meno del 15% ne usufruisce perché tanti scelgono di donare nei giorni liberi o nel fine settimana; un ostacolo che vale in particolare per chi lavora nel privato". Fidas Verona e le altre associazioni del dono veronesi puntano sulla continua attività di promozione rivolta a tutti coloro che, avendone i requisiti, decidano di diventare donatori di sangue. Particolare attenzione viene rivolta al mondo della scuola (Fidas Verona ha appena costituito una nuova sezione nell'Istituto Alle Stimate) e alle famiglie. E ovviamente l'invito è comunque rivolto a tutti: se ne avete la possibilità donate.

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